“Che ci faccio in questa chat ?”

La chat dei genitori non é il nido.
La chat dei genitori.
Nasce con una buona intenzione: avvisarsi, organizzarsi, un’informazione al volo.
Poi succede una cosa precisa: nessuno ha deciso le regole. Chi entra, perché entra, cosa ci si può dire. Non c’è una soglia, non c’è un filtro, non c’è un’appartenenza regolata. C’è solo un link. E dentro ci finisce tutto.
Ansie, sfoghi, paure personali, problemi di casa, frustrazioni di lavoro, la stanchezza di una giornata. Ognuno svuota quello che ha dentro, come in una pattumiera. Senza chiedersi se quel posto è il posto giusto per farlo.
E il problema non è solo quello che si dice. È quello che succede dopo.
Un messaggio ansioso genera altri dieci messaggi ansiosi. Una preoccupazione, anche piccola e legittima, viene amplificata, rigirata, commentata, interpretata. Rimbalza per ore. Per giorni. Contamina anche chi era sereno fino a cinque minuti prima. Chi era tranquillo inizia a chiedersi: “Ma allora c’è un problema? Mi sto perdendo qualcosa?”
Si crea un dialogo sotterraneo. Un rumore di fondo continuo, che si autoalimenta. Un brusio che vive di se stesso, senza mai avere la possibilità di un contraddittorio reale, perché l’unico interlocutore che potrebbe dare una risposta corretta, concreta, verificata – l’asilo, la scuola – non c’è dentro.
E allora si mettono in contrasto versioni diverse. Si ricostruiscono fatti mai accaduti. Si creano fake. “Mi hanno detto che...” “A me è sembrato che...” “una mamma ha detto che sono tutti malati “
“So che lui non ci sarà ….”
L’informazione vera si perde. Resta l’emozione. E l’emozione, quando non è contenuta, diventa inquinamento.
Alla fine si creano due realtà che non si incontrano più.
Da una parte, c’è la realtà vera: l’asilo. I bambini che giocano, che ridono, che litigano e fanno pace in due minuti, che imparano, che sporcano, che crescono in un percorso felice, divertente, sereno e appagante.
Dall’altra parte, si costruisce una realtà parallela. Una realtà digitale, disincantata, che non ha più alcun contatto con ciò che accade realmente all’interno del nido.
È una realtà fatta di interpretazioni, di proiezioni, di paure personali che vengono riversate su situazioni altrui. Una realtà in cui il tempo è dilatato, in cui un episodio minimo diventa un caso, in cui un messaggio letto in fretta genera ore di discussioni senza fondamento.
È qui che nasce il vero scollamento. Perché i bambini vivono una cosa e i genitori ne leggono un’altra.
Per questo è fondamentale riportare la comunicazione al suo unico luogo legittimo: la relazione diretta.
Ogni genitore ha la sua storia, la sua sensibilità, la sua visione del mondo e della vita. E ogni bambino è diverso. Non esiste una risposta collettiva a un bisogno individuale.
Per questo non serve chiedere in chat. Serve chiedere all’asilo.
Serve connettersi individualmente, risolvere individualmente, interpellare, capire per sé. Solo il contatto diretto, il dialogo uno-a-uno con le educatrici e con il coordinamento, può chiarire, contestualizzare e restituire la giusta misura delle cose.
Solo così si consolida la fiducia. Solo così si costruisce una relazione solida, adulta e responsabile, che protegge davvero il benessere dei bambini.
Valentina


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